Comunità Fraternità - Area salute mentale

CPM Comuntà Fraternità

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MODALITA’ DI EROGAZIONE

Accreditamento con DGR n° VII/06602 del 29/10/2001, a contratto con ASL Brescia dal 02/01/2002
• TIPOLOGIA: Comunità protetta psichiatrica a media assistenza accreditata per 20 posti con la Regione Lombardia e a contratto per 16 pazienti con l’ASL di Brescia. L’utenza è di sesso maschile. Vi è una presenza del medico-psichiatra per 30 ore settimanali tra effettiva presenza nel servizio e reperibilità, copertura con figure professionali per almeno 12 ore giornaliere e progetti personalizzati per un durata massima di anni 3.
• LOCALIZZAZIONE: La struttura è sita ad Ospitaletto (Bs) in via XXV Aprile n.1. Siamo a circa una decina di chilometri da Brescia.
• A.S.L. DI APPARTENENZA: Brescia
• BACINO DI UTENZA: pazienti provenienti da CPS, DSM e OPG delle diverse Regioni italiane con preferenza per i Servizi psichiatrici della regione Lombardia.
• INSERIMENTO: L’inserimento di un paziente avviene su richiesta del servizio territoriale di psichiatria, Centro PsicoSociale, che attraverso il Progetto Terapeutico Individuale (PTI) ci indica quelle che sono le linee strategiche su cui si deve basare il progetto riabilitativo della comunità. Alla comunità spetta stilare il Progetto Terapeutico Riabilitativo (PTR) che andrà a concretizzare quanto previsto al momento dell’inserimento
• EQUIPE MULTIDISCIPLINARE: 3 Medici Psichiatri dei quali uno ha funzione di Direttore Sanitario, un Responsabile educativo coordinatore della struttura Educatore Professionale, sono presenti Psicologi, Educatori Prof., Infermieri Prof. ASA – OSS, Operatori Psico Socio-Educativi e una cuoca.
• ATTIVITA’:
Laboratorio Occupazionale giornaliero: l’attività del laboratorio occupazionale si connota come luogo di “cura” in cui un gruppo di persone si trova in determinati orari della giornata con la finalità, non solo, di occupare il tempo in modo organizzato con una attività dove viene richiesta una certa puntualità, una attenzione ai compiti e una continuità di presenza; ma anche con l’obiettivo di facilitare i rapporti interpersonali.
Riunione Generale settimanale: questa riunione ha l’obiettivo di verificare settimanalmente, con la partecipazione di tutti gli ospiti presenti in Comunità, l’andamento della vita di Comunità sia da un punto di vista organizzativo che relazionale.
Gruppo “Ristretto”settimanale: è un gruppo tenuto da una Psicologa che cura le dinamiche relazionali fra gli ospiti della Comunità.
Attività Sportiva settimanale: questa proposta prevede attività organizzate annualmente ( piscina, calcio, bicicletta ) che hanno l’obiettivo di recuperare elementi di benessere fisico e psicologi utili poi all’intervento riabilitativo.
Serata Volontari settimanale: da anni un gruppo di volontari, adeguatamente formato, organizza secondo un calendario
stabilito insieme a rappresentanti degli ospiti, una serata di animazione, intesa come giochi di gruppo, feste di comple-
anno, cene, ecc… ed uscite sul territorio, allo scopo di socializzare e di trascorrere ore del tempo libero insieme a persone
diverse che non vivono in comunità.
Gruppo Montagna : Le finalità del Progetto mirano alla abilitazione-riabilitazione del paziente attraverso l’educazione al
vivere nel miglior modo possibile la montagna nei suoi diversi aspetti.

PROGRAMMA DELLA CPM “COMUNITÀ FRATERNITÀ”

La gestione della quotidianità nella struttura, il graduale rispetto delle regole, la dimensione di gruppo e il rapporto con le figure di riferimento dell’équipe, hanno un ruolo essenziale non solo per il recupero di abilità di base, ma soprattutto per la ricostruzione della consapevolezza di sé e della propria dignità personale. A tale scopo particolare attenzione viene riservata all’affiancamento nei momenti dedicati alla pulizia e all’igiene della persona e del proprio spazio di vita, soprattutto nella
prima fase d’inserimento.
Altrettanta importanza viene data all’alimentazione e all’organizzazione delle attività quotidiane che assumono un valore riabilitativo essenziale
Intervento di tipo clinico con colloquio settimanale con lo psichiatra di riferimento, aiuta il paziente ad individuare nuove strategie per affrontare i vari aspetti della patologia, anche dal punto di vista farmacologico e integra così l’intervento educativo riabilitativo condotto dalle altre figure professionali.
Il rapporto con la famiglia di origine o con la propria, è un altro punto essenziale da consolidare nel progetto personalizzato.
Soprattutto nelle prime fasi dell’inserimento emerge l’incapacità dell’utenza a gestire in modo autonomo il rapporto con i familiari e diventa indispensabile il fatto che il programma individuale regolamenti in modo chiaro le modalità e i tempi degli incontri con i familiari. L’efficacia dell’intervento dipende in questa area, in modo particolare, dalla stretta collaborazione con il Servizio inviante che, parallelamente al lavoro con l’utente, dovrebbe intervenire sulla famiglia, coinvolgendola e col-
laborando con essa. L’equipé della Comunità comunque, dove ritiene ci siano le necessità e le risorse, avvierà con le famiglie percorsi conoscitivi ed informativi approfonditi e costanti. E’ previsto per tutte le famiglie un coinvolgimento diretto in occasione delle verifiche di percorso.
L’organizzazione della quotidianità trova la sua naturale concretizzazione nello svolgimento di diverse attività che sono organizzate a livello di gruppo e a livello individuale.
Progettazione ed Avvio Inserimento. L’inserimento di un paziente avviene su richiesta del servizio territoriale di psichiatria, Centro Psico-Sociale, che attraverso il
Progetto Terapeutico Individuale (PTI) ci indica quelle che sono le linee strategiche su cui si deve basare il progetto riabilitativo della comunità. Il tutto andrà a concretizzarsi poi nel Progetto Terapeutico Riabilitativo (PTR).

AVVIO INSERIMENTO DEL PAZIENTE

Al momento dell’inserimento viene aperta la cartella clinica personale. Si predispone un periodo di osservazione che costituisce la prima effettiva presa in carico del paziente. Il periodo è temporalmente definito in 2 mesi nei quali l’utente ha la possibilità di conoscere la comunità nel suo complesso con i suoi ritmi e le sue regole. Questa prima accoglienza inoltre
consente un’ulteriore analisi della situazione: anamnesi, osservazione individuale, valutazione capacità-risorse, ricostruzione del contesto relazionale ed ambientale.

CPB Borghetti

MODALITA’ DI EROGAZIONE

Accreditamento con DGR n° VII/00283 del 08/07/2005, a contratto con ASL Brescia dal 28/03/2008. Comunità protetta
a bassa assistenza è prevista la presenza minima di operatori per 2 ore al giorno.
– TIPOLOGIA: comunità a bassa protezione per pazienti di sesso maschile,
affetti da patologie psichiatriche, in una fase di buon compenso clinico,
con un’attività di tipo lavorativo già avviata o in fase di avvio, sia di tipo
occupazionale o lavorativo vero e proprio. Ulteriore sviluppo della filiera
dei servizi che la cooperativa già eroga
– CAPIENZA MAX: 7 persone, 2/3 per ogni unità abitativa
– LOCALIZZAZIONE: in via Trepola, 197 nelle vicinanze del centro abita-
to di Ospitaletto (Bs)
– A.S.L. DI APPARTENENZA: Brescia
– BACINO DI UTENZA: pazienti provenienti in preferenza dalla I° e II°
Unità Operativa dell’Azienda Ospedaliera di Brescia, ma anche per pazien-
ti provenienti dal territorio della regione Lombardia.
– INSERIMENTO: segnalazione ed inserimento da parte del Dipartimento
di Salute Mentale.
– EQUIPE MULTIDISCIPLINARE: Psichiatra – Psicologo – Educatore Professionale/Operatore Socio Sanitario
– DURATA INTERVENTO: Si prevede un progetto generale di 1 anno, rinnovabile di sei mesi in sei mesi, personalizzan-
dolo comunque rispetto ai bisogni di ogni singolo paziente. Progetti emancipativi e di supporto tesi al raggiungimento
del maggior grado possibile di autonomia sia abitativa che lavorativa e alla ricostruzione del tessuto sociale, il tutto com-
patibilmente con le residue capacità di ogni singolo paziente.
– ATTIVITA’ LAVORATIVA: si prevede che gli ospiti siano già impegnati in attività di inserimento lavorativo sia esso a
tempo pieno o part-time o impegnati in attività occupazionali.
– ATTIVITA’ EXTRA LAVORATIVA: attività di gestione della casa, preparazione dei pasti, acquisti di generi di prima
necessità o di altri beni di consumo, partecipazione ad attività di tipo ricreativo organizzate sul territorio, acquisizione di
una buona capacità di gestione del tempo.
PROPOSTA TERAPEUTICO-RIABILITATIVA
CPB “Giovanni Borghetti”
Con il trasferimento dell’assistenza psichiatrica dall’istituzione al territorio, si sono creati due bisogni fondamentali:
 la ri-collocazione nella comunità dei pazienti lungodegenti che altrimenti, per vari motivi, non sarebbe stato possibile
dimettere;
 l’individuazione di strumenti alternativi all’ospedalizzazione di nuovi pazienti che vivono nella comunità, per i quali le
misure terapeutiche adottate dal Servizio Psichiatrico del territorio si rivelano insufficienti.
I servizi intermedi che si sono venuti a creare, pur nella loro eterogeneità, si configurano come strutture in cui si accompa-
gnano i pazienti nel percorso di uscita da una situazione di scompenso e si offrono strumenti ed opportunità per attivare,
sperimentare e apprendere idonee modalità di contatto con le persone sia individualmente sia in gruppo.
Queste strutture rispondono a due esigenze ben precise:
 abitativa: provvedere all’alloggio, all’alimentazione, alla somministrazione della terapia farmacologia, ma soprattutto fornire
l’opportunità di relazioni micro-comunitarie;
 deistituzionalizzazione/riabilitazione: raggiungere e sviluppare l’autonomia dei pazienti, che possono presentare scarsi
livelli di autosufficienza e indipendenza tali da renderli inabili alla vita di comunità.
Viene sottolineato, da Saraceno (1995), la grande importanza dell’aspetto abitativo e di come la distinzione non sempre così
netta tra la nozione di “casa” e di “abitare” è importante, perché fa riferimento a due diverse funzioni della riabilitazione: la
conquista concreta, in senso fisico (la casa-house) e l’attivazione di interessi, desideri e abilità legati al vivere ogni giorno in
quel luogo (l’abitare-home).
Un paziente psichiatrico in uno stato di non autosufficienza non “abita”, ma “sta”; lo stare indica un senso di estraneità
rispetto allo spazio in cui si trova, di non appartenenza non solo in senso fisico, ma soprattutto simbolico. Al contrario la
dimensione dell’abitare ha a che vedere con il possesso, con l’esercizio di un potere che è, prima di tutto, potersi costruire un
proprio spazio vitale, in cui coltivare il proprio modo di essere.

Bisogni

La Comunità Protetta Bassa Assistenza (CPB) si presenta come luogo di mediazione con il reale, di confronto quotidiano
con le esigenze dell’abitare. Casa, dunque, come luogo dove si può ricostruire, in ambito affettivamente valido, la possibilità
dell’incontro quotidiano con oggetti e persone, di impostare nuove “sceneggiature” di vita. La quotidianità è importante
proprio perché, nella convivenza e nella reciproca conoscenza, si coglie l’individuo nella sua interezza. La casa si pone come
spazio di contatto fra l’individuo e l’ambiente, in cui si agisce affinchè la persona impari o re-impari a stabilir relazioni e
confronti validi con il mondo esterno.

Finalità

La CPB è una struttura sanitaria a supporto di un progetto terapeutico riabilitativo gestito da “Comunità Fraternità” che va
ad integrarsi con gli altri servizi di Salute Mentale gestiti dalla cooperativa (Comunità Media Protezione – Centro Diurno).
I pazienti sono già parzialmente autonomizzati, in uscita da percorsi riabilitativi più protetti, garantendo uno stile di vita
“familiare”. Il servizio si inserisce pertanto nella rete formale e informale dei servizi alla persona, integrando e coordinando
la propria azione con quella dei servizi psichiatrici territoriali. Finalità principale è quella di mettere gli ospiti nelle migliori
condizioni di autonomia personale, economica, sociale, quando alla fine del progetto si reinseriranno nel loro proprio tessuto
sociale.

Casa

La CPB è composta da appartamenti collocati all’interno del perimetro dove sorge la Comunità Fraternità a Ospitaletto, di-
stano circa 1 Km dal centro abitato del paese. Gli ospiti si possono muovere in autonomia, o con i propri mezzi, o attraverso
un buon servizio di mezzi pubblici. Le funzioni primarie comprendono le mansioni di accudimento, cura e mantenimento di
una vita dignitosa per la persona, del suo spazio abitativo (quello individuale e quello comunitario) e delle possibili relazioni
esterne. Altro aspetto rilevante è la gestione del denaro, che prevede una graduale autonomia del paziente.

CD Borghetti

MODALITA’ DI EROGAZIONE

Accreditamento con DGR n° VII/18951 del 08/10/2004, a contratto con ASL Brescia dal 14/12/2004

–  TIPOLOGIA: Centro Diurno che accoglie pazienti psichiatri-

ci inviati dalle Aziende Ospedaliere della Provincia di Brescia

–  CAPIENZA MAX: 20 utenti di sesso sia maschile che fem-

minile.

–  LOCALIZZAZIONE: in via Trepola, 197 nelle vicinanze del

centro abitato di Ospitaletto (Bs)

–  A.S.L. DI APPARTENENZA: Brescia

–  BACINO DI UTENZA: pazienti provenienti in preferenza

dalla I°, II° e III° Unità Operativa dell’Azienda Ospedaliera

di Brescia e da altre Aziende Ospedaliere della provincia di

Brescia

–  INSERIMENTO: segnalazione ed inserimento da parte del

Dipartimento di Salute Mentale.

–  EQUIPE MULTIDISCIPLINARE: Medico Psichiatra che

ha funzione anche di Direttore Sanitario – Psicologo – 1 Responsabile educativo coordinatore della struttura Educatore

Professionale, 3 Educatrici Professionali,  2 operatrici generiche part-time.

–  ORGANIZZAZIONE DELLA GIORNATA: dalle ore 8,00 si vanno a prendere a domicilio i pazienti, dalle ore 9,00 alle

ore 12,00 ci sono le attività programmate, dalle 12,00 alle 13,00 il pranzo, dalle 13,30 alle 16,00 le attività pomeridiane e

dalle 16,00 in poi si riaccompagnano gli utenti che hanno necessità presso le loro abitazioni.

–  DURATA INTERVENTO: la durata dell’intervento è concordata con gli Enti Invianti, solitamente si interrompe il per-

corso una volta che sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati o al raggiungimento del limite di età di 65 anni.

–  LE ATTIVITA’: le giornate sono scandite da una serie di attività individuali e di gruppo che vengono proposte sia dagli

educatori  che da professionisti esterni: attività di cucina, laboratorio occupazionale, laboratorio di lettura e di beauty, il

gruppo relazionale, la riunione generale, il laboratorio di arte, la musico-terapia, i colloqui educativi.

–  LE ATTIVITA’ SVOLTE SUL TERRITORIO: per favorore il reinserimento sociale si svolgono attività all’esterno quali

l’attività motoria in piscina, la montagna-terapia, le uscite sul territorio e in caso di necessità interventi presso il domicilio

dell’utente.

UN PERCORSO RIABILITATIVO

Il termine “percorso” può essere colto nel suo duplice significato di tratto spaziale che viene attraversato o di tempo impiegato

nell’attraversare tale tratto. Elemento comune è sempre la temporaneità. Stare all’interno di un Centro Diurno significa per il

paziente fare un percorso di scoperta (saper vedere), di apprendimento (saper usare), e di relazione (saper sentire).

Lo scopo principale della riabilitazione è aiutare l’utente a cambiare il modo di vivere e sentire la sua sofferenza, ampliare

le sue competenze e conoscenze, migliorare il rapporto con gli altri e con sé stesso, recuperare il senso della vita quotidiana,

ma è necessario che tutto avvenga all’interno di una cornice che supporti e favorisca il raggiungimento di tali obiettivi. La

Riabilitazione Sociale, in particolare, è intesa come percorso atto a sviluppare e/o rinforzare quelle capacità sociali personali

che permettano, nel tempo , l’attivazione di un processo di cambiamento del paziente “cronico”. Particolare importanza, in questo contesto, è attribuita allo sviluppo di interazioni tera-

peutiche centrate intorno ad attività pratiche e alla creazione

di strutture che favoriscano i processi di socializzazione.

Qualsiasi intervento di riabilitazione passa attraverso il fare.

Il legame che unisce la relazione terapeutica con le attività

in un contesto di cose quotidiane e consuete può aiutare

l’utente a recuperare la fiducia e l’autostima.

Gli obiettivi da perseguire nel rapporto con il paziente sono

i seguenti:

  1. Farlo uscire da una condizione di isolamento
  2. Sviluppare una relazione significativa
  3. Aumentare il senso d’identità e l’autostima dell’utente

valorizzando le abilità di ognuno

  1. Migliorare le sue abilità nei ruoli sociali
  2. Utilizzare le risorse ambientali

Sono progettate situazioni nelle quali l’interazione, tra operatori/utenti e utenti/utenti, ha lo scopo di aumentare l’articola-

zione sociale dell’individuo: gli utenti svolgono attività che rispecchiano quelle della collettività e gli interventi sono ideati in

modo da neutralizzare i fattori della disocializzazione.

Si possono ipotizzare interventi riabilitativi rivolti anche alle famiglie programmando azioni specifiche come colloqui con lo

psichiatra della struttura o interventi rivolti a gruppi di famigliari. E’ necessario comunque ridurre il carico familiare e rico-

noscere esplicitamente il ruolo di agente di cura che spetta alla famiglia.

Le caratteristiche dell’utenza che afferisce ai Centri Diurni sembrano diffusamente rimandare alla tipologia della “nuova

cronicità” dove questo termine si riassume, un insieme di aspetti diversi, che tuttavia sembrano rimandare a un’unica neces-

sità: quella di emergere da condizione di stallo e di impotenza, di rianimare il campo del trattamento inserendovi una nuova

prospettiva, di mobilitare nuove risorse, investimenti,aspettative. In una parola il nostro intervento è principalmente quello

di aiutare le persona a RISOCIALIZZARE ovvero opporsi ai movimenti di allontanamento e isolamento sociale frequenti nei

pazienti cronici mediante l’instaurazione di relazione interpersonali tra utenti e operatori e far vivere momenti di vita normale

all’interno del territorio d’appartenenza.

Altra particolare attenzione è riservata alla riabilitazione occupazionale, anche se l’esperienza maturata ci rimanda un quadro

in cui la maggior parte degli utenti inserite al Centro Diurno hanno perso nel tempo buona parte delle residue capacità lavo-

rative. Si sottolinea comunque la nostra peculiarità orientata verso programmi di avvicinamento al lavoro che prevedono, in

accordo con il Centro Psico Sociale, la possibilità di avviare percorsi di tirocinio lavorativo. Si sottolinea l’opportunità offerta

dal Centro Diurno nel sostenere le persone nella prima fase del percorso di inserimento lavorativo.

CD Stella del Mattino

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MODALITA’ DI EROGAZIONE

Centro Diurno Psichiatrico Stella del Mattino, Nozza di Vestone (BS).

Accreditamento con DGR n° VIII/008811 del 30/12/2008 a contratto con l’ASL di Brescia dal 23/09/2005
– TIPOLOGIA: Centro Diurno che accoglie pazienti psichiatrici inviati dalle Aziende Ospedaliere della Provincia di Bre-
scia
– CAPIENZA MAX: 20 utenti di sesso sia maschile che femminile.
– LOCALIZZAZIONE: in via Sardello, 19 presso Nozza di Vestone (bs)
– A.S.L. DI APPARTENENZA: distretto N. 11 del Garda
– BACINO DI UTENZA: pazienti provenienti in preferenza dalla Unità Operativa dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano
del Garda e da altre Aziende Ospedaliere.
– INSERIMENTO: segnalazione ed inserimento da parte del CPS sede di Salò.
– EQUIPE MULTIDISCIPLINARE: Medico Psichiatra che ha funzione anche di Direttore Sanitario, Psicologo, 1 Re-
sponsabile educativo coordinatore della struttura, 3 Educatori Professionali, 1operatore socio-sanitario.
– ORGANIZZAZIONE DELLA GIORNATA: dalle ore 8,30 si inizia a prendere al domicilio i pazienti, giunti al servizio
si prende un caffè per iniziare la giornata tutti insieme, dalle ore 10,00 alle ore 12,00 ci sono le attività programmate, dalle
12,00 alle 13,00 il pranzo, dalle 14,00 alle 16,00 le attività pomeridiane e dalle 16,00 in poi si riaccompagnano gli utenti
presso le loro abitazioni.
– DURATA INTERVENTO: la durata dell’intervento è concordata con gli Enti Invianti, solitamente si interrompe il per-
corso una volta che sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati o al raggiungimento del limite di età di 65 anni.
– LE ATTIVITA’: le giornate sono scandite da una serie di attività individuali e di gruppo che vengono proposte sia dagli
educatori che da professionisti esterni: attività di cucina, attività culturale e di beauty, cucito, giornalino, gruppo relazio-
nale, riunione generale, laboratorio di arte, colloqui educativi, ed altre a progetto secondo stagione.
– LE ATTIVITA’ SVOLTE SUL TERRITORIO: per favorire il reinserimento sociale si svolgono attività all’esterno quali
uscite sul territorio, visite a musei, si programmano gite, escursioni in montagna, in caso di necessità interventi presso il
domicilio dell’utente.
Centro Diurno Psichiatrico “Stella del Mattino” (CD)
NOZZA DI VESTONE (BS) Via Sardello, 19 – Tel. 030 7282762 – Fax 030 7282798 – e-mail: [email protected]

Percorso riabilitativo

Società Cooperativa Sociale – ONLUS LA PROPOSTA DI UN PERCORSO RIABILITATIVO
al Centro Diurno Psichiatrico
Il Centro Diurno “Stella del mattino” affianca pazienti psichiatrici adulti residenti nel distretto sanitario del Garda e Valle
Sabbia. L’obiettivo del servizio è la stesura di progetti personalizzati emancipativi e di supporto nella quotidianità tesi al mi-
glioramento della qualità della vita.
L’intervento concordato con l’ospite va inteso come un “viaggio” da percorrere insieme: si individuano momenti fondamentali quali la pianificazione, la partenza, il transito, l’arrivo. Il progetto educativo viene condiviso e definito con l’ospite, lungo il percorso l’operatore affianca la persona nell’affrontare il cambiamento, propone percorsi nuovi, legittima soste e cambi direzione, aiuta a ri-scoprire una realtà fatta di relazioni e percezioni funzionali. La prassi riabilitativa è considerata come un trattamento psico-sociale a più livelli, per questo l’utente viene accompagnato nel quotidiano e messo in contatto con la società, per re-cuperare abilità personali di base ma anche abilità sociali che spesso la malattia rende silenti. Il percorso terapeutico riabilitativo è uno strumento dinamico, destinato ad evolversi nel tempo: una volta validato, il progetto deve poter essere verificato e monitorato con una certa frequenza, al fine di poter modificare il processo in corso e non solo al momento
delle dimissioni.
L’equipe presente in servizio ha il compito di conferire senso e significato al vissuto personale, individuare uno spazio di incontro e confronto, instaurare un legame d’empatia e d’accettazione dei limiti e delle difficoltà del paziente, così da ipotizzare un percorso condiviso, un programma che sia la finalità verso cui muovere l’intervento.
La giornata presso il CD è scandita da attività individuali eo laboratori. Le attività di gruppo vengono programmate e riviste ogni settimana insieme agli ospiti, quelle condotte da professionisti esterni solitamente rimangono fisse, mentre le altre possono subire variazioni secondo necessità. Ognuno può scegliere di non partecipare al lavoro collettivo, in questo caso ciascuno con il proprio operatore di riferimento segue il progetto individuale, calibrato su esigenze personali.
Al centro di ogni azione educativa e non, programmata o improvvisata, c’è sempre la PERSONA nella sua complessità e non la malattia mentale, che ne rappresenta un aspetto non la globalità, questo significa prendersi cura dell’individuo a 360’, non preoccuparsi prettamente dell’ambito psichiatrico ma considerare l’insieme dei suoi bisogni, che possono dipendere da un di-
sturbo mentale ma anche da necessità fisiologiche e concrete. Il pensiero che guida tale approccio è la volontà di restituire alla persona quella dignità spesso persa: considerare gli utenti “persone” prima che “malati” è alla base della relazione educativa, la fiducia e il rispetto reciproco permettono poi di introdurre quei cambiamenti volti al miglioramento della vita in generale.
Un altro ambito preso in considerazione è l’ambiente famigliare: l’operatore mantiene un contatto diretto e continuo con la famiglia d’appartenenza, o con chi rappresenti un riferimento per il paziente, agisce con loro quando necessario e possibile per potenziare il benessere di tutti i suoi componenti. Spesso il malessere individuale si riversa sull’intero nucleo d’appartenenza, e sarebbe una mancanza non tentare di coordinare le risorse dei vari membri affinché tutti collaborino per portare ad
un effettivo miglioramento.
Da non trascurare che gli ospiti del CD sono inseriti su segnalazione dei servizi territoriali: l’equipe provvede al continuo aggiornamento con gli enti invianti, perché si crei una valutazione approfondita e realistica degli aspetti deficitarii (che si andranno poi a negoziare nel progetto educativo) e delle risorse disponibili (necessarie per portare al cambiamento).

Progetto innovativo TR14

L’obiettivo principale del programma innovativo sperimentale TR 14 è quello dello sviluppo, in stretta e armonica concertazione con il DSM dell’A.O. Spedali Civili di Brescia con il pieno coinvolgimento e la valorizzazione del paziente, della rete sociale e del terzo settore, di programmi territoriali di area sociale.
Questi devono favorire il mantenimento al proprio domicilio di persone con disturbi psichici gravi, in un sistema integrato con i servizi psichiatrici territoriali.
Concretamente, il servizio domiciliare che da anni coinvolge le cooperative Comunità Fraternità, La Rete e LiberaMente, offre assistenza educativa, riabilitativa e socio assistenziale a persone che presentano disagio psichico afferenti ai CPS cittadini e di zona.
Il servizio si compone complessivamente di 8 educatori, 1 psicologa e 1 ASA che effettuano interventi di 2 ore da un minimo di 1 a un massimo di 5 settimanali a utente, compatibilmente con i finanziamenti disponibili.

La nostra proposta educativa

La Proposta Terapeutico-Riabilitativa nelle Strutture Psichiatriche della Coop. Sociale “COMUNITA’ FRATERNITA’”

La nostra cooperativa ha una mission “Aiutare le persone in difficoltà a crescere umanamente e spiritualmente” . In questa breve frase si riassumono lo spirito e lo sforzo che animano le persone che lavorano nei diversi Servizi che negli anni la cooperativa ha progettato e sviluppato. Quindi, anche per l’area psichiatria, è questo il principio dal qual far poi discendere le linee guida del nostro progetto terapeutico-riabilitativo. Per fare questo ci siamo riferiti ad alcuni scritti di esperti della riabilitazione come Anthony – Liberman – Hume, che esprimono quello che è la nostra idea di riabilitazione psichiatrica:

“Principale obiettivo della riabilitazione psichiatrica è garantire che la persona con una disabilità psichica possa utilizzare quelle abilità fisiche, emotive, sociali e intellettuali indispensabili per vivere, apprendere e lavorare nel territorio, con il minimo sostegno possibile da parte dei rappresentanti delle professioni d’aiuto”.

(William A. Anthony 1979)

Il nostro modello riabilitativo pone attenzione allo sforzo continuo di integrazione fra i diversi aspetti dell’intervento partendo da un modello Socio-Riabilitativo. Tale modello è il più vicino al tipo d’intervento da sempre applicato nelle strutture della cooperativa, sottolinea che ciò che ha importanza nel determinare l’andamento sociale della persona malata è il processo d’interazione dinamica che si stabilisce tra la disabilità della persona e il suo contesto sociale. Questo pensiero è poi evoluto verso un approccio più dichiaratamente Terapeutico – Riabilitativo cercando di integrare un percorso educativo all’interno di un percorso di cura con l’obiettivo comune di ridurre il livello di disabilità ed aumentare l’integrazione sociale. Se partiamo dall’assunto Educare: “guidare con l’esempio e l’insegnamento la formazione della personalità di un individuo”, emerge in modo chiaro come chi “educa” sia direttamente coinvolto, in prima persona, nel percorso riabilitativo del paziente sul piano dell’impegno, della condivisione, della responsabilizzazione. A ciò si unisce l’attenzione all’aspetto Psicodinamico, individuale e di gruppo che accoglie i bisogni emotivi e affettivi della persona sofferente assieme a quelli più regressivi e vede la malattia come un fenomeno plurideterminato, emergente in un sé vulnerabile, a partire da un complesso intreccio di componenti biogenetiche, fantasmatiche, relazionali, familiari e ambientali. La comunità diventa così un contenitore strutturante, il luogo di passaggio dove si avvia un percorso terapeutico verso il cambiamento e il benessere della persona nella sua interezza. Comunità intesa come “parentesi” nella vita delle persone accolte, luogo nel quale potersi fermare per un certo periodo, cercando di ricreare una condizione che possa garantire loro una buona autonomia futura.

(2) Ferdinando Barison, medico, docente di Neuropsichiatria infantile presso l’Università di Medicina di Padova dal 1969 al 1976 e Psicopatologia come incaricato nella facoltà di Psicologia di Padova. E’ stato v. Presidente della Società Italiana di Psichiatria, Socio onorario della stessa e Socio Fondatore e Presidente onorario dell’Associazione per il Rorschach. Ferdinando Barison “Una psichiatria ermeneutica” in “Autismo Schizofrenico” (a cura di A.Salsa e M. Schiamone), 221 – 225, Patron, Bologna 1990.

Le varie equipe di lavoro integrano, come si è voluto evidenziare, varie professionalità: medici psichiatri, educatori, infermieri, operatori socio-sanitari.

L’attività del gruppo di lavoro integrato, suddiviso in “MicroEquipes” multidisciplinari, è la presa in carico terapeutico-riabilitativa del paziente attraverso molteplici interventi:

– attività di supervisione e indirizzo degli operatori e indirizzo sulle modalità di intervento, programmazione, progettazione, monitoraggio, e verifica dell’andamento clinico e del progetto riabilitativo (MicroEquipes, Equipe generale, incontri parzialmente strutturati);

– stesura dei progetti terapeutico-riabilitativi;

– colloqui educativi e clinici; monitoraggio del trattamento farmacologico;

– interventi riabilitativi individuali e di gruppo;

– interventi di supporto individuali e di gruppo;

L’attività degli operatori ha la caratteristica della relazione e condivisione con una presenza costante. Fra operatori e ospiti della Struttura si instaura un rapporto basato sulla reciproca “ Fiducia” ( con la F maiuscola ) in modo che chi “guida” sia riconosciuto nel suo ruolo attraverso la relazione d’aiuto, le attenzioni, l’impegno, lo stare con… e la capacità di ascolto con la consapevolezza che chi accetta di fare un percorso di Comunità possa essere accolto nelle sue difficoltà e fragilità sia personali che patologiche. Questo passaggio è fondamentale per ogni operatore che poi dovrà costruirsi una credibilità che confermandosi attraverso l’esempio giornaliero nel tempo, determina la sua autorevolezza ( così necessaria nei momenti più delicati di un percorso personale ).

Di vitale importanza il fatto che tutte le figure cliniche ed educative coinvolte nel percorso di cura, interagiscano tra loro in modo professionale e costruttivo, ognuno attento al proprio ambito, ma anche attento e disponibile al confronto. La riunione settimanale d’equipe, alla presenza di un supervisore, garantisce lo scambio proficuo d’informazioni e il monitoraggio costante dell’intervento, integrando le varie professionalità.

Contatti

Comunità psichiatrica ad assistenza media Comunità Fraternità
Via XXV Aprile n. 1/a – 25035 Ospitaletto (BS)
Tel. 030.7282737 – Fax 030.7282788

Responsabile: Dott.ssa Rosaria Pappalardo
Cell. 342.9521687
E-mail: [email protected]

Comunità protetta bassa assistenza Giovanni Borghetti
Via Trepola n. 197 – 25035 Ospitaletto (BS)
Tel. 030.7282733 – Fax 030.7282787

Responsabile: Dott.ssa Elisabetta Bonazza
Cell. 342.9522315
E-mail: [email protected]

Centro diurno Stella del Mattino
Via Sardello n. 19 – 25079 Nozza di Vestone (BS)
Tel. 030.7282762 – Fax 030.7282798

Responsabile: Dott.ssa Dania Saccani
Cell. 375.5605499
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Centro diurno G. Borghetti
Via Trepola n. 197 – 25035 Ospitaletto (BS)
Tel. 030.7282731 – Fax 030.7282786

Responsabile: E.P. Antonio De Pani
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